Da Bergamo la testimonianza di Giulia Redolfi

Da Bergamo la testimonianza di Giulia Redolfi

Marzo 30, 2020 0 Di Redazione

La giocatrice della Riozzese racconta il dramma della sua città

Sembrano tremendamente lontani i tempi in cui Giulia Redolfi prendeva l’auto e per cinque volte alla settimana partiva dalla sua Bergamo alla volta di Riozzo per allenarsi e fare quello che più ama, giocare a calcio. Oggi la realtà è purtroppo un’altra con la sua città in ginocchio a causa dell’epidemia da Covid-19 e che sembra vivere un lungo incubo dal quale non vede l’ora di uscire: <La situazione è davvero tragica – commenta dalla sua abitazione di Bergamo – e da ormai diversi giorni si sentono solo le sirene delle ambulanze>. Ma c’è quell’immagine forte che ha fatto il giro del mondo e che è impressa nel cuore e nella mente di tutti noi, nella sua e dei suoi concittadini in modo particolare: <Il corteo dei camion militari con le bare è qualcosa che nessuno qui potrà mai dimenticare – commenta con un pizzico di commozione – anche perché io vivo proprio vicino al cimitero. Non ci sono davvero più posti e i forni crematori sono al collasso. Speriamo che tutto questo incubo finisca prima possibile>. Tante vittime, molti contagi, ospedali senza respiro in una città che sembra il ritratto di un film apocalittico: <C’è un silenzio assordante – continua la 22enne di Bergamo – in centro e la città è deserta come mai successo in passato. Non ci sono auto né persone in giro, anche perché la paura è davvero tanta>. Tra le molte vittime anche alcuni suoi conoscenti: <Purtroppo i morti sono troppi e ogni giorno se ne aggiungono, soprattutto tra le persone anziane. E’ difficile capire i motivi di questa epidemia, dicono che potrebbe essere partito tutto dal pronto soccorso di Alzano Lombardo, nei giorni del primo contagio a Codogno, con un paziente ricoverato che poi è risultato positivo, anche perché poi tra Alzano e Nembro sono state parecchie le persone ricoverate con polmoniti. Al di là di tutto adesso speriamo di vedere la luce in fondo al tunnel e che questa epidemia rallenti e poi finisca del tutto>. La sua vita intanto al momento scorre con un’apparente quotidianità tra il lavoro nell’agenzia assicurativa e l’allenamento a casa: <Al mattino vado al lavoro – racconta – con tutti i dispositivi di sicurezza anche se sono sola in ufficio e siamo chiusi al pubblico. Poi nel pomeriggio mi alleno secondo il programma che ci ha fornito il preparatore atletico>. A proposito di allenamenti, l’attaccante esterno della Riozzese, non nasconde la voglia di tornare in campo e lasciarsi tutto alle spalle: <Sarebbe veramente la fine dell’incubo – conclude Redolfi – anche se per quest’anno la vedo dura, però il campo mi manca molto così come tutte le mie compagne con le quali ci sentiamo nelle varie chat e ci facciamo forza a vicenda>. Infine da buona bergamasca il suo saluto è l’augurio più bello: <Non molleremo mai, anzi vorrei dirlo proprio in bergamasco: Berghem mola mia>. 

Andrea Grassani

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