Purezza e spiritualià nella musica

Purezza e spiritualià nella musica

Settembre 12, 2020 0 Di Redazione

È nell’esplorazione così acuta e profonda del conflitto tra spirituale e commerciale che risiede la forza di The Disciple, l’opera firmata da Chaitaynya Tamhane in concorso a Venezia 77. Risiede lì perché il regista indiano, al suo secondo film dopo Court, sa raccontarlo parallelamente a livello individuale e sociale, narrando da un canto l’impegno e la tenacia di Sharad nel volersi dedicare alla musica classica indiana, dall’altro la trasformazione del gusto del pubblico avvenuta negli ultimi decenni.

Attraverso una narrazione molto fluida, che si prende i tempi necessari per approfondire la psicologia del protagonista e abituare l’orecchio del pubblico occidentale a sonorità a cui probabilmente non è avvezzo, Tamhane ci rende partecipi della fatica di Sharad, dei suoi ideali e delle sue delusioni, esplorando non soltanto il significato che la musica ha per lui (attraverso i ricordi dell’infanzia, in cui il padre lo ha avvicinato al classicismo indiano), ma anche il senso tout-court di questo tipo di musica per l’uomo indiano in generale. Senza essere mai pedante o ripetitivo, infatti, Tamhane riesce a far sì che lo spettatore comprenda perché il cambiamento del gusto musicale che Sharad osserva intorno a sé è così drammatico. In India la musica tradizionale classica è considerata un genere strettamente legato alla spiritualità. La formazione di Sharad, attraverso lo studio con il suo maestro/guru, gli esercizi con il padre e la “mitologia” legata alla grande musicista Maai di cui Sharad sta digitalizzando alcune lezioni, rende chiaro come la sua visione della musica non può che scontrarsi con quella che anche in India si è ormai affermata: una riduzione a spettacolo e a mezzo finalizzato al guadagno. Se da una parte abbiamo l’elogio della musica Khyal (in cui – si dice – la Verità si rivela spontaneamente all’esecutore), delle elaborazioni sul raga (come accade nella nostra musica barocca, ad esempio, nel caso degli ornamenti o delle improvvisazioni su un basso ostinato) e della musica classica tradizionale come percorso di ricerca della Verità e della fede, dall’altra troviamo puntuali riferimenti ai talent show, che hanno mercificato l’esecuzione musicale, e al pubblico che ormai non compra più i CD del genere a cui Sharad ha dedicato la giovinezza. Si può facilmente comprendere la delusione del protagonista quando capisce che il suo progetto di vita non può attuarsi nel mondo in cui vive, un mondo in cui bisogna pensare a sostenere la propria famiglia con uno stipendio e non ci si può dedicare esclusivamente alle proprie aspirazioni artistiche.

Ecco allora come un film che sembra parlare di un contesto assai particolare si manifesta come racconto universale, mostrando i compromessi a cui è costretto chi oggi decide di dedicarsi alla musica, in Occidente quanto in Oriente, in Italia quanto in India. La grande disapprovazione che emerge in Sharad quando vede la trasformazione della ragazza in una pop star che abbassa il livello di qualcosa di sacro piegandolo al richiamo della popolarità non può che spingerlo a operare una scelta dolorosa. Sharad è un puro: piuttosto che contribuire o adattarsi a tale imbarbarimento (che ricorda molto Vox Lux di Brady Corbet) accetta un compromesso più intimo e si dedica all’insegnamento, mantenendo però l’integrità come linea guida del suo operato. Non concepisce nemmeno, ad esempio, che un suo alunno possa studiare per improvvisare un raga Bageshri e contemporaneamente far parte di una pop-band. Sharad non può infatti accettare alcuna contaminazione tra tradizione e modernità imposta dai media, dalla televisione, dal denaro.

Alessandro Guatti

About Alessandro Guatti

Laureato in Storia e critica del cinema presso il DAMS di Bologna e specializzatosi in Cinema, Televisione e Produzione multimediale con una Tesi di Studi Culturali sull’identità e la memoria nel cinema israeliano contemporaneo (110 con lode), delinea la sua attività professionale come critico cinematografico per Melegnano webtv, Cinemacritico, Farefilm, Interference e come videomaker orientato verso produzioni legate all’ambito musicale e teatrale, con documentari e videoclip. Ha ideato e conduce, insieme a Massimiliano Colletti, la rubrica cinematografica “LeitRadio”, inserita ogni settimana all’interno di “Piper” su radio Città del Capo.

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