Il ricordo di Benedetto Di Pietro un anno dopo

Il ricordo di Benedetto Di Pietro un anno dopo

Ottobre 18, 2020 0 Di Redazione

Era il 19 ottobre di un anno fa quando una Melegnano con un piede nell’autunno, ma ancora ignara di pandemie e distanziamenti, si ritrovò presso la parrocchia di San Lorenzo Martire in Riozzo per l’ultimo commiato terreno a Benedetto Di Pietro: scrittore, poeta, critico, musicista e paroliere, animatore della cultura nel Sud est Milano attraverso un ventaglio di iniziative, proposte ed aggregazioni culturali. Dodici mesi dopo, in un mondo ribaltato e mascherato, è doveroso ricordarne la figura mediante alcuni accenni e ripercorrendo velocemente alcuni suoi excursus culturali. Siciliano, era nato nel 1942 a San Fratello in provincia di Messina, ma si era trasferito giovane al nord entrando per professione nel mondo Eni-Snam e scegliendo Riozzo come dimora per la famiglia. All’inizio degli anni Sessanta aveva imbracciato il microfono e inciso alcuni “tormentoni” nello stile dell’epoca, ad esempio “L’istrice”, rilasciato come Tyno Di Pietro, singolo che ancora oggi si trova facilmente su Youtube. L’incontro giovanile con la musica non aveva mai smesso di farsi sentire; molti anni dopo quelle “hit” stile Sapore di Mare Di Pietro aveva co-scritto, assieme a Gian Elia Prinelli e Lino Losito tre spettacoli: la cantata “Pellegrini del terzo millennio” e i musical “Il bastone fiorito” e “Il cammello amaranto”. Nel 1983 aveva debuttato in poesia in lingua italiana con la raccolta “Passatopresente”, concludendo questa strada 34 anni dopo con “Consonanze” (2019). I romanzi da lui scritti mostrano una penna ironica che mette sotto i riflettori i difetti umani, ad esempio in “L’allegra repubblica di Queras”, una satira del 2015 in cui gli animali fondano una società speculare a quella dei loro padroni, quindi falsamente democratica. Nel 1994 aveva aperto un nuovo importante filone con “A tarbunira” (All’imbrunire), la prima raccolta di poesie nel dialetto di San Fratello, paese natale sui monti Nebrodi, dove si parla un vernacolo non siciliano, ma importato dal nord d’Italia durante il Medioevo (quindi incomprensibile ai nativi siciliani, nda). Sette testi fino a “O frosch”(Al fresco) di due anni fa hanno suscitato un grande movimento di interesse sui cosiddetti dialetti galloitalici di Sicilia, e l’attività di Di Pietro è stata oggetto di testi di laurea. Infine occorre ricordare l’indispensabile impegno dello scrittore melegnanese nelle attività della casa editrice Montedit, nel Circolo Artistico melegnanese e in altre esperienze come il Caffè Letterario di
Melegnano e il Salotto letterario di Lodi.

Emanuele Dolcini

Condividi