Agostino Meroni, ricercatore nelle scienze del clima

Agostino Meroni, ricercatore nelle scienze del clima

Dicembre 30, 2020 0 Di Redazione

Agostino Meroni, classe 1990, consegue a pieni voti laurea triennale e magistrale, nonché dottorato di ricerca in fisica, presso l’università Bicocca di Milano. Dopo essersi interessato alle correnti oceaniche, ha focalizzato il suo interesse sulle Scienze del Clima, in un dibattito più che mai attuale. Abita a Melegnano.

Ti occupi di “dinamica dell’atmosfera”: parlaci del cambiamento climatico.

<La scienza è chiara nel dire che l’inquinamento prodotto da combustibili fossili è responsabile del  riscaldamento atmosferico. Ci sono incertezze su alcuni aspetti del clima, ma le evidenze del riscaldamento globale sono robuste. Tale riscaldamento ha diverse ripercussioni: cambiano gli ecosistemi; si verificano piogge, siccità e ondate di calore con frequenze ed intensità diverse. Riscaldando l’atmosfera, stiamo mettendo più energia nel sistema clima, che reagisce con fenomeni più intensi. Il cambiamento climatico è già in atto. L’aspetto fondamentale è che la nostra società nasce e si sviluppa in un certo clima. Cambiandolo, il nostro sistema sociale ed organizzativo non funziona più in modo efficiente. Le colture abituali in un certo territorio non sono più produttive e quindi bisogna cambiare tutta la filiera agroalimentare. Il deserto si espande e il mare si innalza. Se tutto il pianeta si scalda, il ghiaccio si scioglie e finisce in mare. Se grandi città rischiano di finire in acqua, bisogna spostare molte persone in tempi brevi e, purtroppo, un qualunque giornale ci dice quanto poco siamo pronti per gestire grandi fenomeni migratori. Gli atolli del Pacifico stanno già scomparendo. Il problema è che il cambiamento climatico viene percepito come “quasi inesistente”, un problema lontano, ma le conseguenze sono tante e potrebbero colpirci in modo diretto>.

Cosa pensi del ruolo del ricercatore oggi?

<In Italia ci sono pochi posti nella carriera di ricerca e sono assegnati con dinamiche non del tutto meritocratiche. Ci sono incertezze ed è un percorso precario, dopo un dottorato, a 28 anni, inizia una fase di contratti brevi chiamati “assegni di ricerca”, che sono borse di studio. Dato che non sempre si trovano contratti nel luogo in cui si vuole vivere, è difficile fare scelte personali. Per questo molti giovani se ne vanno all’estero. Sicuramente è una grande esperienza, ma non si capisce perché lasciare che tanti talenti se ne vanno, portando ricchezza intellettuale altrove. L’Italia, dopo aver investito per anni nella formazione di moltissimi studenti, li lascia andare. È una scelta miope, perché la ricerca scientifica porta grandi innovazioni e cambiamenti sociali. In questo panorama mi ritengo fortunato perché ho incontrato persone oneste che valorizzano i talenti. La speranza di un cambiamento c’è>.

Come sensibilizzare la popolazione?

<Trump nega il cambiamento climatico, il che è molto grave. In Europa, invece, c’è più sensibilità. Il fatto che molti leader mondiali siano ancora così apertamente contrari alla scienza è allarmante. Dietro la politica, ci sono troppi interessi economici. Le proposte sono due. Da un lato, l’informazione, che deve essere chiara e senza allarmismi; dall’altro, la scuola. Le Scienze del Clima dovrebbero essere una delle materie scientifiche di base, fin dai primi anni di scolarizzazione. Nella percezione comune del cambiamento climatico manca il passaggio fondamentale, il Pianeta Terra, davanti a qualsiasi catastrofe, troverà il suo equilibrio. Siamo noi, in quanto essere umani organizzati nelle nostre società (che dipendono molto dal pianeta e dalla sua salute), a dover preservare la nostra specie>.

Stefano Chiesa

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